Dal 26 al 28 giugno 2026, il IX Festival de Música Antigua celebra l’arte e la storia attraverso le note dei grandi maestri del passato. In questo contesto prende vita “Dialoghi in Armonia”, un concerto che rappresenta molto più di un appuntamento musicale: è il risultato di un percorso condiviso, nato nel 2024, che unisce il Festival di Épila e il Festival Note Senza Tempo in una collaborazione sempre più solida e significativa.
Il concerto è infatti una vera coproduzione artistica che vede protagonisti due ensemble di riferimento nel panorama della musica antica: La Guirlande e Dolci Accenti Ensemble. Uniti sul palco e nel lavoro preparatorio, i due gruppi hanno costruito negli anni un rapporto di fiducia, stima e soprattutto amicizia consolidata, che oggi rappresenta il vero cuore del progetto.
“Dialoghi in Armonia” nasce proprio da questa relazione: non un semplice incontro tra musicisti, ma un processo di crescita condivisa che si sviluppa nel tempo. Le prove, i viaggi, l’ascolto reciproco e la ricerca di un suono comune diventano parte integrante dell’esperienza musicale, fino a confluire nell’atto finale del concerto.
Il programma si muove nel repertorio della prima metà del Settecento, dove il flauto e la viola da gamba intrecciano le loro voci con equilibrio e delicatezza, dando forma a un autentico dialogo strumentale. Le musiche di Johann Sebastian Bach, Martino Bitti, Johann Friedrich Ruhe e Jean-Marie Leclair costruiscono un percorso sonoro in cui le differenze stilistiche diventano occasione di confronto e di unità espressiva.
Sul palco, le interpretazioni di Luis Martínez (flauto traverso barocco), Daniele Cernuto (viola da gamba), Calogero Sportato (arciliuto e chitarra barocca) e Joan Boronat (clavicembalo) daranno vita a una conversazione musicale continua, perfettamente coerente con lo spirito del progetto.
A rendere questo concerto particolarmente significativo è anche la dimensione istituzionale e culturale della collaborazione: la sinergia tra i due festival, avviata nel 2024, ha dato origine a un modello di lavoro condiviso che supera i confini geografici e si fonda su una visione comune della musica antica come spazio di incontro.
Il pubblico sarà dunque parte di un’esperienza che si inserisce in un più ampio percorso artistico e umano. Un percorso che dimostra come la musica possa diventare non solo esecuzione, ma relazione, costruzione collettiva e dialogo autentico.
Perché, in fondo, un concerto dura un’ora. Ma ciò che lo rende possibile nasce molto prima — e continua molto dopo l’ultimo applauso.


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